mercoledì 3 aprile 2024

Fare con le mani (uno sgabello), credere in sé


C’è un momento preciso in cui il legno smette di essere solo legno.

Succede quando lo si misura, lo si carteggia, lo si tiene fermo con una mano mentre l’altra impara a usare un attrezzo. Succede quando il tempo rallenta e l’attenzione si fa piena.


Questo percorso di falegnameria è iniziato mesi fa, passo dopo passo, senza fretta. Tavole grezze, chiodi storti, tentativi, errori, mani che prendono confidenza. Ogni incontro ha lasciato qualcosa: un gesto più sicuro, uno sguardo più concentrato, una postura diversa davanti al lavoro.


 



E poi, un giorno, lo sgabello è lì.

Solido. Reale. Utilizzabile.

La cosa che colpisce di più non è l’oggetto in sé, ma ciò che rappresenta:
“Io lo posso fare.”

In un’epoca in cui molte competenze si stanno perdendo — e con loro il contatto diretto con la materia — creare qualcosa con le proprie mani diventa un atto potente. Non nostalgico, ma profondamente attuale. Perché il fare manuale non è solo pratica: è pensiero che prende forma, è coordinazione, è pazienza, è fiducia che cresce.

Il cervello lavora in modo diverso quando le mani sono impegnate a costruire. Si attivano connessioni, si allenano la perseveranza e la capacità di stare in un processo, dall’inizio alla fine. Senza scorciatoie.

Alla fine resta uno sgabello, sì.
Ma resta soprattutto la sensazione di aver attraversato qualcosa, di aver costruito non solo un oggetto, ma una consapevolezza silenziosa: quella che nasce quando si scopre di essere capaci.

Ed è una sensazione che non si dimentica facilmente.

Nessun commento:

Posta un commento