venerdì 6 dicembre 2024

Prove d’artista: entrare nei quadri, con le mani


Varcare le sale di una galleria d’arte con lo sguardo curioso cambia completamente il modo di stare davanti a un’opera. Non è solo osservare: è fermarsi, ascoltare, lasciarsi interrogare da colori, gesti, silenzi.

Questo percorso alle Gallerie d’Italia nasce proprio così: un appuntamento al mese, una guida che accompagna tra quadri, artisti e sculture, e ogni volta un’angolazione diversa da cui guardare l’arte. Non una lezione frontale, ma un invito a entrare dentro ciò che si vede.

Il tema di questo incontro era “Prove d’artista”.


Un’esplorazione concreta di colori, materiali, tecniche e strumenti. Pastelli, segni, sfumature, sovrapposizioni. Mani che provano, occhi che osservano, tempo che rallenta. Prima l’incontro con opere importanti, dense, capaci di lasciare tracce. Poi il laboratorio: lo spazio in cui sperimentare ciò che era stato raccontato, senza aspettative di risultato.


Qui l’arte diventa esperienza viva.

Non importa “fare bene”, ma fare. Provare. Scoprire che un colore cambia se premuto di più, che una linea può essere incerta, che anche il segno sbagliato racconta qualcosa. Ogni foglio diventa una piccola ricerca personale.

Quello che resta, a fine mattinata, non sono solo i lavori prodotti. Resta un modo diverso di guardare: più attento, più libero. Resta la sensazione che l’arte non sia distante o intoccabile, ma qualcosa che passa dalle mani, dagli occhi, dal corpo intero.


Un altro tassello di questo diario in movimento, fatto di musei vissuti, laboratori sporchi di colore e domande che continuano anche fuori dalle sale. Per chi sente che l’arte non va spiegata fino in fondo, ma attraversata.

mercoledì 6 novembre 2024

Un compleanno tra dinosauri, ossa antiche e meraviglia

 


Per questo compleanno abbiamo scelto di regalarci tempo.

Una giornata intera dedicata a stare dentro un’esperienza, senza fretta, lasciando che fosse la curiosità a guidare i passi.

La meta è stata Dinos Alive – The Immersive Experience: una mostra di dinosauri a grandezza naturale. Niente di clamoroso o spettacolare nel senso hollywoodiano del termine, ma abbastanza coinvolgente da accendere domande, sguardi attenti e qualche sano “wow”.


Camminare tra creature gigantesche, osservare denti affilati e uova pronte a schiudersi, immaginare mondi lontanissimi nel tempo. A un certo punto ci siamo ritrovati archeologi per qualche minuto, chini sulla sabbia a riportare alla luce ossa antiche, con quella concentrazione silenziosa che solo il gioco serio sa creare.


Poi cavalieri improvvisati su dinosauri addomesticati (o quasi), cuccioli appena nati che fanno capolino dal guscio, esploratori e cacciatori per finta, con gli occhi che brillano più delle luci scenografiche.


 

È stato uno di quei luoghi che non pretende di essere straordinario, ma che riesce comunque a fare il suo lavoro: stimolare, incuriosire, offrire spunti. E a volte è più che sufficiente.

Quello che resta, come spesso accade, non è tanto la mostra in sé, ma il clima della giornata. Il sentirsi liberi di osservare, di toccare, di fare domande. Di imparare senza accorgersene.


E sì, anche i dinosauri, nel loro modo un po’ goffo e gigantesco, hanno contribuito a rendere questo compleanno un piccolo capitolo da ricordare.

mercoledì 2 ottobre 2024

Mani che pensano, legno che prende forma



Ci sono materiali che invitano al silenzio.

Il legno è uno di quelli.

Appena si appoggia sul tavolo, cambia il ritmo: le mani rallentano, lo sguardo si fa più attento, i gesti diventano intenzionali. È con questo spirito che ci siamo buttati, ancora una volta, in un progetto di falegnameria creativa.


Non un unico grande lavoro, ma piccoli oggetti, uno a ogni incontro. Giochi semplici, costruiti pezzo dopo pezzo, con martello, morsetti, seghetti, colla, pazienza. Ogni volta qualcosa di diverso, ogni volta una sfida nuova: incastri da capire, fori da allineare, superfici da levigare, attese da rispettare.


Qui il fare non è mai immediato.

Prima si osserva, poi si prova, a volte si sbaglia, si smonta, si riprende. Il legno non ha fretta e non perdona la distrazione. Chiede presenza.

Intorno al tavolo il clima è concreto e vivo: mani sporche di colore, trucioli sparsi ovunque, attrezzi che passano di mano in mano, occhi concentrati e sorrisi improvvisi quando qualcosa finalmente funziona. Si costruiscono oggetti, sì, ma soprattutto si costruisce fiducia nel processo.

Ogni gioco finito racconta un percorso più che un risultato. Non è mai “perfetto” nel senso adulto del termine, ed è proprio questo il suo valore. Porta addosso i segni del tempo condiviso, delle prove ripetute, delle soluzioni trovate insieme.


Questa falegnameria è stata definita creativa non a caso. Non perché tutto sia libero o improvvisato, ma perché lascia spazio all’invenzione, all’adattamento, alla possibilità di trasformare un’idea iniziale in qualcosa di leggermente diverso, e spesso più interessante.

A fine incontro restano sul tavolo piccoli giochi in legno, un po’ storti forse, ma solidi. E resta addosso quella sensazione rara di aver fatto qualcosa dall’inizio alla fine, con le proprie mani, seguendo un tempo che non corre.



Costruire piace.

Costruire insieme, ancora di più.

E il legno, silenzioso compagno di queste giornate, sembra sempre ricordarlo: ciò che nasce lentamente, regge meglio.

mercoledì 11 settembre 2024

Intrecciare mani, tempo e pazienza


Non tutto deve partire da un’idea chiara.

A volte basta un tavolo, del midollino da ammollare nell’acqua, mani esperte che sanno aspettare e altre che hanno voglia di provare.


Questa giornata è nata così.

Con l’incontro con una mamma homeschooler che da anni lavora intrecciando cesti e che ha deciso di regalarci tempo, attenzione e sapere. Nessuna lezione frontale, nessuna fretta di arrivare al risultato. Solo gesti lenti, spiegazioni pratiche e quell’atmosfera tranquilla che si crea quando qualcuno condivide qualcosa che conosce davvero.

Prima ancora di intrecciare, c’è stata la preparazione.
Il midollino va ascoltato: se è troppo secco si spezza, se è troppo bagnato non tiene. Serve il giusto grado di umidità, una pazienza che oggi sembra fuori moda, e la disponibilità a sbagliare più volte prima di capire la tensione giusta tra le mani.


Non è stato tutto semplice.

Ci sono stati momenti un po’ ostici, passaggi da rifare, intrecci che non volevano saperne di stare al loro posto. Ma proprio lì stava il bello: nel non mollare, nel ridere degli errori, nel fare insieme. La difficoltà non ha tolto piacere all’esperienza, lo ha reso più vero.


Alla fine lo ammetto: il cesto l’ho concluso io.


Ma non è questo il punto. Il punto è quello che resta addosso dopo una giornata così: la consapevolezza del lavoro che c’è dietro un oggetto semplice, il valore del tempo condiviso, la bellezza di imparare qualcosa che passa dalle mani prima ancora che dalla testa.

Tornando a casa, quei cesti non erano solo oggetti.
Erano il segno concreto di un tempo rallentato, di un sapere antico che continua a vivere quando qualcuno decide di trasmetterlo, e di un’esperienza che lascia tracce più profonde di quanto sembri.


A volte non serve andare lontano o costruire grandi progetti.

Basta intrecciare. Fili, gesti, relazioni. E lasciarsi sorprendere da ciò che nasce.

martedì 4 giugno 2024

Un albero che racconta un anno di scoperte + Harry Potter


L’esame di passaggio di classe ha sempre qualcosa di speciale. Non tanto per quello che “si dimostra”, ma per tutto ciò che prende forma lungo il cammino.

Questa volta il filo conduttore è stato il mondo delle scienze: il suolo, gli alberi, la fotosintesi, gli animali, il ritmo delle stagioni. Argomenti affrontati con curiosità, domande, osservazioni quotidiane… e poi raccolti in un manufatto che è diventato il vero protagonista dell’esame.

Un albero.
Non solo da guardare, ma da raccontare.

Le radici per parlare del suolo e di ciò che lo rende vivo.
Il tronco come sostegno e passaggio.
Le foglie per spiegare la fotosintesi, la luce, l’aria.
I cambiamenti per attraversare le stagioni e il tempo che scorre.

Davanti alla commissione non c’erano solo risposte, ma un percorso che si vedeva e si toccava. Un modo concreto per mettere insieme ciò che si è scoperto, studiato, osservato nel corso dell’anno.

L’emozione era palpabile. Quella bella, che non blocca ma accompagna.
E quando tutto si è concluso, è rimasta una sensazione semplice e piena: quella di un passaggio fatto, con presenza.


Dopo l’esame, il tempo si è allargato in una festa condivisa con amici homeschoolers, in un luogo sorprendente e decisamente familiare allo stesso tempo: un posto a tema Harry Potter, uno di quei mondi che da anni fanno parte del nostro immaginario.


Sedersi lì, tra dettagli curati e richiami magici, ha reso tutto ancora più speciale. Risate, chiacchiere, leggerezza. Un modo naturale per chiudere un capitolo e aprirne un altro, senza fretta.







Questo blog nasce anche per questo: custodire tracce.

Di giornate intense, di emozioni che trovano forma nei luoghi, di manufatti che raccontano più di mille parole.
Di percorsi che crescono come alberi, un po’ alla volta, stagione dopo stagione. 

domenica 2 giugno 2024

Una sosta imprevista, il Medioevo che prende vita


La gita era nata per tutt’altro motivo.

Una giornata fuori porta, in Toscana, senza grandi programmi, con il solo desiderio di stare bene e godersi il tempo.

Al ritorno, quasi per caso, una deviazione per il pranzo. Un paese incontrato lungo la strada, il bisogno di fermarsi, e quella sensazione sottile che qualcosa stesse succedendo. Bandiere, colori, persone radunate. Una festa di paese. Di quelle vere.


Abbiamo mangiato lì, tra tavoli all’aperto e voci che si intrecciavano. Poi l’attesa si è spostata verso il campo: costumi storici, cavalli, tamburi. Una rievocazione medievale che, poco a poco, ha preso forma davanti agli occhi.

La gara, una giostra cavalleresca, simile a quelle che ancora oggi si tengono ad Arezzo, è stata un concentrato di tensione ed emozione. Il cavallo lanciato al galoppo, la lancia che cerca il bersaglio, il silenzio prima dell’impatto e poi l’esplosione degli applausi. Un momento sospeso, che non ha bisogno di spiegazioni.


In quell’istante il Medioevo non era più nei libri, né nei racconti. Era lì. Vivo. Concreto. Fatto di gesti precisi, regole antiche, coraggio e concentrazione.

Quello che resta, a distanza di tempo, non è solo l’evento in sé. È l’idea che la storia possa ancora sorprenderci quando smettiamo di cercarla e le permettiamo di farsi incontro. Che l’apprendimento, a volte, passa da una sosta non programmata, da una piazza piena, da un cavallo che corre.

Un pranzo qualunque si è trasformato in memoria.
E il viaggio ha trovato, senza volerlo, un nuovo racconto da portare a casa.




venerdì 26 aprile 2024

Sicilia, tra mandorli, pietra e memoria

 


Una gita in Sicilia, nata quasi in punta di piedi per andare a trovare i nonni, si è trasformata, come spesso accade, in un viaggio dentro il tempo. Di quelli che non hanno bisogno di programmi rigidi, perché sono i luoghi stessi a parlare e a guidare i passi.


Ad Avola siamo entrati al Museo della Mandorla. Un luogo piccolo, curato, capace di raccontare una storia fatta di gesti ripetuti per secoli. Le macchine antiche, i cesti intrecciati, i gusci sparsi sui tavoli: tutto parla di lavoro paziente, di stagioni che tornano, di mani che sanno cosa fare senza fretta.

 


Fuori, i mandorli con i frutti ancora acerbi ricordano che prima di ogni prodotto c’è una pianta, un territorio, un equilibrio sottile tra natura e uomo. È uno di quei posti che non spiegano: mostrano.


Poi Siracusa.

Ortigia accoglie con la sua luce chiara e il rumore dei passi sui vicoli di pietra. Qui la storia non è mai separata dalla vita quotidiana: il Duomo, che ingloba un antico tempio di Atena, sembra dirti che nulla si cancella davvero, tutto si trasforma. La Fonte Aretusa, con i suoi papiri, sorprende ogni volta: acqua dolce che nasce a pochi metri dal mare, mito e natura che convivono senza chiedere spiegazioni.


Attraversando il ponte si entra in un altro tempo ancora, quello del Parco Archeologico della Neapolis.

Il Teatro Greco domina lo spazio con una forza silenziosa, mentre le cave di pietra raccontano un passato fatto anche di fatica e ombre.


All’Orecchio di Dionisio ci siamo stati davvero, anche se il buio non ha permesso fotografie. Ma forse è giusto così: alcuni luoghi vanno vissuti più che documentati. Il silenzio, l’eco, quella sensazione strana di essere ascoltati dalla roccia stessa… restano impressi senza bisogno di immagini.

 


Camminare tra queste pietre fa nascere domande spontanee: come vivevano, cosa vedevano, che suoni riempivano questi spazi? Non servono risposte immediate. Basta lasciare che la curiosità faccia il suo lavoro.

Questa Sicilia ci ha regalato ancora una volta la possibilità di intrecciare quotidiano e passato, famiglia e scoperta, lentezza e meraviglia.
Un promemoria semplice ma potente: la storia non è mai lontana. A volte basta fermarsi, guardare meglio, e ascoltare.

 




lunedì 8 aprile 2024

Orienteering. Mappe spiegate a terra, passi curiosi e la gioia della scoperta

 

Ci sono mattine in cui lo zaino pesa poco e dentro c’è soprattutto voglia di esplorare. Una gita così: mappe spiegate su un tronco, indici da interpretare, sentieri che invitano a scegliere, natura che accompagna senza fretta. L’orienteering ha questo dono sottile: mette insieme orientamento e avventura, concentrazione e gioco, senza separare il corpo dalla testa.


 



Si cammina, si osserva, si torna indietro se serve. Qualcuno corre avanti, qualcun altro si ferma a ricontrollare un dettaglio. Le decisioni nascono lì, tra un segno sulla carta e un albero che diventa riferimento. E intanto si ride, si negozia, si prova. Il percorso non è solo quello sulla mappa: è anche quello che prende forma mentre si collabora, si sbaglia e si aggiusta il tiro.



In mezzo, la natura fa la sua parte. Accoglie, sorprende, mette alla prova. C’è il tempo per ascoltare, per toccare, per guardare il lago cambiare colore con la luce. E c’è sempre spazio per il gioco, perché l’apprendimento che resta è quello che passa dal piacere di esserci.

Vederli all’opera è una fortuna silenziosa. Non per il risultato finale, ma per l’energia che nasce quando ci si sperimenta davvero. Passi curiosi, mappe un po’ stropicciate, occhi attenti. E la sensazione bella che, insieme, si può andare lontano, anche solo di qualche metro, con fiducia.