mercoledì 20 dicembre 2017

Klimt Experience

La nostra Prima Mostra dedicata ad un'Artista risale al 2014 con Pollok
e da allora abbiamo sempre cercato di onorare questo impegno...
Il più delle volte per piacere, spesso per curiosità e poche volte per dovere.

Un Pittore, un Artista in generale, può piacere o meno, questo è certo...
ci possiamo sentire affini o meno con la sua arte, cogliere le sfaccettature della sua anima attraverso la sua opera, e percepire le sue intenzioni...

ma se vogliamo parlare anche ai ragazzi e raggiungerli...
forse è necessario fare qualche sforzo in più.

Oggi ci siamo deliziati con Gustav Klimt



Un Artista che personalmente amo e trovo stuzzicante...
Peccato che i ragazzi non siano rimasti colpiti.
Spero di fargli cambiare idea proponendo loro un laboratorio catturante.








Io, invece, abbastanza soddisfatta...
solo qualche aspettativa disattesa (parlo della mostra in sé ovviamente)

Un'esperienza simile l'abbiamo fatta con Van Gogh (link) ...
Molto più coinvolgente.

Perché chiamare una mostra Experience?
Forse si vuole Toccare i sentimenti dell'individuo?
Forse si vuole coinvolgere le persone e farle entrare in un mondo parallelo, quello dell'artista stesso?
Non lo so?
"Esperienza" è qualcosa di straordinariamente intima, interiore e spesso traccia segni indelebili che sfiorano le nostre emozioni fino a impregnare e solcare la nostra memoria...

La citazione del nostro caro Gustav
che si trova un passo prima della porta di ingresso...



Io qui, non ne sento nemmeno il sapore dell"esperienza".
Ovviamente, parlo da 'non addetta ai lavori'..

mercoledì 13 dicembre 2017

Matite che aprono mondi. Il nostro anno al Museo del Fumetto WOW

 

Se ripenso a quel percorso al Museo del Fumetto WOW, mi torna subito alla mente il fruscio delle matite sul foglio, il silenzio pieno di concentrazione dei bambini e quella strana magia che si crea quando vedi un’idea prendere forma sotto una gomma da cancellare e un tratto ancora insicuro.
Senza quasi rendercene conto, ci siamo ritrovati immersi per mesi in un viaggio che profumava di inchiostro, storie e supereroi.




Ogni mercoledì, entrare nelle sale del museo era come attraversare una porta segreta (nei mesi precedenti alcuni post). Le pareti parlavano, letteralmente: tavole originali, copertine iconiche, schizzi preparatori… tutto raccontava quanto amore e dedizione servano per dare vita a un fumetto. E i bambini lo hanno capito subito, molto più di quanto immaginassi.

Il percorso era ricco e meravigliosamente strutturato:
D come Disegno, per imparare le basi delle proporzioni e dei movimenti;

  

 


 


Illustrazione, dove i fogli iniziavano a colorarsi di personalità;

Fumetto e acquerello, la magia della sequenza, del ritmo, dei balloon;



In Motion, per capire come un’immagine può davvero muoversi;

La storia attraverso il fumetto, perché ogni epoca ha la sua voce visiva;

Immagini e suoni del fumetto, a scoprire che i BOOM! e gli SPLASH! non sono messi lì per caso;


Capire il fumetto, un piccolo viaggio da esperti;

La scienza dei supereroi, il preferito da molti… e confesso, anche da me.


Nelle foto rivedo mani piccole ma determinate, occhi concentrati, posture chine e totalmente assorbite.
C’è chi disegnava robot improbabili, chi sperimentava espressioni buffissime, chi tentava di ricreare l’universo Marvel in una sola pagina.
E poi gli acquerelli, i primi storyboard, i fogli pieni di cancellature che nascondono piccoli progressi.


La cosa più bella, però, restava sempre la stessa: il momento in cui si alzavano soddisfatti, mostrando il foglio come se fosse un trofeo. In quei gesti c’era orgoglio, scoperta, fiducia.

Questo percorso non è stato solo un corso di fumetto.
È stato un modo per entrare nel linguaggio dell’immaginazione, per capire che ogni storia merita spazio, anche quando nasce da una matita troppo appuntita o da un tratto incerto.
E per me, è stato anche un invito silenzioso a osservare quanto i bambini, se messi nelle condizioni giuste, sappiano sorprendere con una naturalezza che disarma.

Un’esperienza davvero unica.
Un’altra pagina del nostro diario di bordo, fatta di vignette, piccoli supereroi e tanta meraviglia.




                             



giovedì 7 dicembre 2017

Funghi... Muffa... e Medicina

La visita, di questa estate, al Museo del Peperoncino (ricordate?) ci ha così colpito che...



qualcuno ha pensato di tenersi un peperoncino rosso calabrese conservato come se fosse un souvenir.
Ci procuriamo due piccoli barattoli... ed ecco fatto.



Ma come poter distinguere questi gioielli della natura?
Infiliamo in uno dei barattoli un pezzo di tovagliolo, così non ci potrà essere confusione di sorta: "questo è mio, no, è tuo".



Curioso!
Il tempo passa e...
qualcosa di inconsueto accade ai due peperoncini.


 

   Settembre                          Dicembre



Osserviamo...

E' chiaro che uno dei peperoncini ha subito un processo di decomposizione, creando Muffa.




E l'altro?



Perfettamente intatto... Incredibile!!!
Facciamo una piccola ricerca sull'indagata...
Ne vediamo alcune come si mostrano al microscopio.






E... Approdiamo alla Penicillina...






Nel gennaio del 1895, l'ufficiale medico Vincenzo Tiberio pubblicò un lavoro sulla rivista “Annali d'Igiene sperimentale”, con il titolo “Sugli estratti di alcune muffe”, dove illustrava gli effetti chemiotattici e battericidi di alcune muffe.
Alexander Fleming, nel 1928, stava lavorando su alcuni ceppi di batteri, coltivati in una capsula di coltura. Assentatosi per alcuni giorni per una breve vacanza, al suo ritorno, notò che in una capsula c'era un alone chiaro inusuale: in quella zona i batteri non erano cresciuti. Al centro dell'area più chiara, c'era una muffa che aveva contaminato le colture. Fleming pensò che la muffa fosse la causa della morte dei batteri.
Le prime sperimentazioni della penicillina sull'uomo non ebbero grandi risultati; bisognava renderla più efficace. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale cresceva infatti la richiesta di un antibiotico per le truppe e i civili colpiti dalle infezioni. Si pensò di far arrivare campioni di muffe Penicillum, partendo dal presupposto che alcune producevano penicillina e altre meno, per trovare quella capace di produrre la maggior quantità di antibiotico. La muffa migliore fu scoperta da Mary Hunt su un melone comprato in un supermercato. Tale muffa, battezzata "muffa-Mary", aumentò di oltre dieci volte le capacità produttive e lanciò definitivamente la produzione su larga scala della penicillina.

Ma, in sostanza, cosa è accaduto al nostro secondo peperoncino?
Perché non è ammuffito?
Anzi, sembra addirittura in perfetta conservazione.

Il fazzoletto permette di assorbire l'acqua emessa dal frutto che altrimenti si trasformerebbe in eccessiva umidità, causa principale del processo di ammuffimento.
Al contrario, per esempio, di quelli rimasti appesi in un ambiente ampio che, perdendo acqua anche essi, si sono invece seccati.



martedì 5 dicembre 2017

Milano in Egitto

Almeno, così è intitolata la mostra...


Che dire?!
un'altra "tacchetta".
...ma aspettiamo ardentemente Torino.



Nota positiva: abbiamo trovato risposta ad una curiosità.