mercoledì 11 giugno 2025

Un cartellone che racconta un anno intero


Arriva anche questo momento, quello in cui il lavoro fatto lentamente prende forma tutta insieme.

Per l’esame di fine anno, il percorso di storia è diventato un grande cartellone: non una sequenza di date, ma un racconto fatto di mani, materiali, tentativi e scelte.

Durante l’anno, ogni civiltà incontrata ha lasciato una traccia concreta.
Lo studio storico si è intrecciato con l’arte in modo naturale: mentre si scopriva un popolo, in parallelo si entrava nel suo immaginario artistico, nelle tecniche, nei simboli. E ogni volta si decideva cosa creare, cosa far nascere da quel passaggio.

Così la storia non è rimasta solo nei libri.
È passata attraverso l’argilla, la carta, il colore, gli oggetti costruiti uno alla volta. Manufatti diversi, come diverse erano le civiltà, ma tenuti insieme da un filo continuo: l’esperienza.

Il cartellone finale non è una sintesi perfetta, né un prodotto “da esposizione”.
È piuttosto una mappa del percorso fatto: un modo per guardare indietro e riconoscere quanto strada c’è stata, anche nei passaggi più silenziosi.

In quel grande foglio c’è un anno intero che si ricompone.
E, forse, anche la conferma che imparare può essere un gesto vivo, che prende tempo, spazio e forma,  senza fretta di arrivare, ma con attenzione a ciò che succede mentre si cammina.

giovedì 5 giugno 2025

Un’idea che prende forma, e poi prende il volo

 


Non è una storia di risultati, ma di passaggi.

Di idee buttate sul tavolo, di tentativi, di tempo condiviso.

Un’idea nata attorno a un tavolo, fogli sparsi, libri aperti sull’astronomia, domande che si intrecciano. Un tempo fatto di immaginazione, tentativi, aggiustamenti, mani che costruiscono e menti che collegano. Nessuna fretta di “fare bene”, solo il desiderio di dare forma a qualcosa che avesse senso.


Il concorso proposto dall’INAF invitava a osservare il cielo e trasformare emozioni, conoscenze e curiosità in un’opera: disegni, modelli tridimensionali, esplorazioni creative ispirate allo spazio. Un invito aperto, più che una gara.

E così è stato vissuto.

Il progetto ha preso corpo poco alla volta: pianeti, costellazioni, missioni immaginate, regole inventate, collegamenti tra scienza e fantasia. Un gioco serio, di quelli che richiedono attenzione, ascolto reciproco, capacità di scegliere insieme. Anche questo è apprendimento, anche se non sempre lo si chiama così.








La giornata della premiazione è arrivata quasi in punta di piedi. Seduti in sala, emozione trattenuta, sguardi curiosi. Poi l’annuncio. Il primo premio.

Una gioia composta, autentica, che non ha bisogno di essere amplificata.


Più del riconoscimento, resta la bellezza del processo: il pensare insieme, il confrontarsi, il costruire qualcosa che prima non c’era. La possibilità di sentire che le idee hanno spazio, che la creatività può dialogare con il sapere scientifico, che l’immaginazione non è un lusso ma una competenza viva.

Un esperienza davvero unica.


Un giorno speciale, sì.

Ma soprattutto un giorno che racconta quanto lontano può arrivare un’idea, quando trova il tempo di crescere.