Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano.
Questa volta l’avventura ci ha portati dentro l’universo di Leonardo da Vinci in un modo sorprendentemente vivo, fatto di legno, ingranaggi, domande aperte e stupore condiviso.
Non una mostra da guardare in silenzio, ma uno spazio da abitare. Le invenzioni prendevano forma sotto gli occhi, alcune da toccare, altre da far funzionare davvero. Ruote che girano, leve che cercano equilibrio, meccanismi che raccontano un pensiero prima ancora di spiegarsi. Leonardo smette di essere un nome sui libri e diventa un uomo che prova, sbaglia, ripensa.
Poi la teatralizzazione.
Un momento sospeso, in cui il racconto prende corpo e voce. I personaggi entrano in scena e, senza accorgersene, ci si ritrova a seguire una storia che parla di curiosità, di osservazione, di quel desiderio incessante di capire come funziona il mondo. Non c’è distanza: si è dentro, coinvolti, presenti.
La cosa che più colpisce è vedere come tutto questo resti addosso. Le mani che costruiscono, gli occhi che seguono un dettaglio, le domande che nascono spontanee e continuano anche dopo. Non serve arrivare a una conclusione: basta accendere un processo.
Si torna a casa con la sensazione di aver vissuto qualcosa che non si chiude lì.
Un’esperienza che semina, lascia tracce, invita a guardare le cose con un po’ più di attenzione. Come faceva Leonardo: osservando, sperimentando, restando curiosi.
Un altro tassello di questo diario di bordo.
Per chi cerca luoghi che non offrono risposte preconfezionate, ma spazi in cui il pensiero può muoversi libero.
Nessun commento:
Posta un commento