lunedì 15 gennaio 2024

Un inizio d’anno tra carta antica, segni e meraviglia


L’anno è cominciato con un luogo che ha un peso tutto suo.

Uno di quelli che non si attraversano in fretta, perché chiedono silenzio, tempo e occhi attenti.
La Pinacoteca di Brera.


Varcare quelle sale significa entrare in una dimensione diversa: la luce si abbassa, i passi rallentano, le voci si fanno più basse quasi senza accorgersene. I quadri osservano, prima ancora di essere osservati. E tra cornici monumentali e dettagli minuscoli, accade qualcosa di semplice e potente: ci si sente piccoli, ma pieni.



Tra i vetri delle teche, libri antichi mostrano pagine segnate dal tempo, dalla mano di chi ha scritto, corretto, ripensato. Fogli che non sono solo oggetti, ma tracce vive di pensiero. Ci si avvicina con il naso quasi al vetro, cercando di decifrare calligrafie, disegni, simboli. Non tutto si capisce, ed è proprio questo il bello.



Accanto alle opere, il laboratorio.

Carta che si piega, forbici che seguono linee incerte, mani che provano e riprovano. Nasce così un piccolo libricino, fatto piano, senza fretta. Non una copia, ma una risonanza: il gesto di chi guarda e poi crea, trasformando l’esperienza in qualcosa di proprio.

 


C’è un’energia particolare in questi momenti.

Non è entusiasmo rumoroso, ma una concentrazione quieta. Quella che arriva quando qualcosa tocca nel profondo e lascia spazio. Spazio per domande, per immaginare, per collegare.

Uscendo, Milano riprende il suo ritmo.
Ma addosso resta quella sensazione sottile: come se un filo invisibile legasse il presente a tutto ciò che è venuto prima. Un inizio d’anno che non parte correndo, ma osservando.
E a volte è proprio da lì che nascono i passi più interessanti.

Nessun commento:

Posta un commento