Ci sono luoghi che invitano naturalmente a rallentare. La fattoria è uno di questi.
Qui il tempo ha un ritmo diverso, fatto di gesti ripetuti, di attese brevi ma piene, di attenzione a quello che accade sotto le mani.
Siamo tornati alla terra, letteralmente. Un laboratorio di formaggio alla Fattoria Pasqué, nel varesotto, uno di quei posti che nel tempo è diventato familiare: si arriva, ci si riconosce, si entra subito nel fare.
Si è iniziato dal burro. Latte che si muove, braccia che agitano, sguardi concentrati. All’inizio sembra quasi un gioco, poi piano piano cambia consistenza, diventa altro. Ed è lì che succede qualcosa: la trasformazione non è più solo raccontata, è visibile, concreta.
Dopo il burro, il formaggio. Mani immerse nel latte caldo, movimenti lenti, spiegazioni essenziali. Nessuna fretta di arrivare al risultato, perché il valore sta tutto nel processo. Nel sentire, nell’osservare, nel provare.
E poi la fattoria si è fatta sentire per quello che è: animali, odori, legno, rumori vivi. Gli incontri con i conigli sono stati spontanei, delicati. Carezze leggere, sorrisi trattenuti, quella attenzione naturale che nasce quando ci si avvicina a un essere vivente senza doverlo possedere.
Sono giornate che non hanno bisogno di grandi parole. Restano addosso come una sensazione buona: la concretezza del fare, la semplicità delle cose vere, il valore di sporcarsi un po’ le mani.
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