venerdì 18 aprile 2025

Arte in trasformazione

 

C’è qualcosa di speciale nell’entrare in un museo con il tempo giusto: quello che permette di guardare davvero, fare domande, restare in silenzio senza fretta.
Alle Gallerie d’Italia, questo incontro ha preso la forma di un viaggio dentro i materiali.

“Arte in trasformazione” accompagna i ragazzi tra opere contemporanee che non si limitano a essere osservate, ma interrogate:
di cosa è fatta? perché proprio questo materiale? cosa comunica, oltre a quello che si vede?




Tele, superfici ruvide, colori pieni o trattenuti, elementi industriali accanto a segni più intimi. Materiali tradizionali e non convenzionali che cambiano funzione e significato, diventando linguaggio.

Seduti davanti alle opere, le parole arrivano piano. Prima lo sguardo, poi le ipotesi. Qualcuno nota una texture, qualcun altro una scelta cromatica, qualcun altro ancora resta colpito da ciò che “non capisce”, ed è spesso lì che succede qualcosa di interessante.

Il laboratorio prosegue con le mani. Colori, acqua, superfici. Si prova, si osserva come reagiscono i materiali, come si trasformano tra loro. Non c’è un risultato da raggiungere, solo un’esperienza da attraversare.


È questo che porto a casa da giornate come questa:

l’idea che l’arte possa essere uno spazio sicuro per sperimentare, senza dover spiegare tutto subito. Un luogo dove il fare precede il capire, e dove anche l’errore diventa parte del processo.

Un altro tassello di questo diario di bordo fatto di passi lenti, musei vissuti da dentro e domande che restano aperte.
Per chi cerca spunti, non modelli.
Per chi ama l’arte quando smette di essere distante e torna materia viva.



mercoledì 16 aprile 2025

Una caccia alle uova che sa di mondo aperto

 


Quest’anno la caccia alle uova aveva un’aria diversa.

Non solo per le uova nascoste, che puntualmente il Bianconiglio riesce sempre a infilare nei posti più improbabili, ma per quella sensazione sottile di spazio, di respiro, di libertà che si è infilata tra gli alberi e non se n’è più andata.

Un parco che sembra non finire mai, il verde che esplode dopo l’inverno, le corse senza una meta precisa. Amici che si ritrovano, pattini che scorrono sull’asfalto, risate che arrivano prima ancora delle parole. C’è qualcosa di molto semplice e potentissimo in queste giornate.

La caccia alle uova diventa quasi un pretesto. Un gioco che apre la porta a tutto il resto: collaborare, osservare, aspettare il proprio turno, perdersi un attimo e poi ritrovarsi. Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con il proprio modo di stare nel mondo.


A guardarli da lontano, sparsi tra alberi, rampe, prati e sentieri, viene davvero da pensare che il mondo stia tutto lì, in quello spazio condiviso. Mani sporche di terra, ginocchia sbucciate, occhi accesi. Niente di costruito, niente di forzato. Solo presenza.

Forse è questo che resta più impresso: la naturalezza. Il modo in cui il gioco si intreccia con la scoperta, l’amicizia con il movimento, la festa con la semplicità. Una caccia alle uova che non è solo una tradizione, ma un piccolo rito collettivo che si rinnova, anno dopo anno, senza bisogno di grandi effetti.

E mentre il Bianconiglio scompare di nuovo tra i rami, resta quella sensazione rara e preziosa: per qualche ora, il mondo era davvero tra le mani.






giovedì 10 aprile 2025

A contatto con il coraggio quotidiano


Questa volta il tempo è stato dedicato a un gioco molto serio: entrare, per qualche ora, nel mondo dei vigili del fuoco.

Un incontro fatto di porte aperte, domande senza fretta e mani che mostrano, spiegano, accompagnano. Le camionette spalancate rivelavano un universo ordinato e potente: tubi, leve, pompe, strumenti che raccontano quanto dietro ogni intervento ci siano preparazione, precisione e responsabilità.

 


C’è stato il racconto di come funziona un mezzo, di cosa serve davvero in caso di emergenza, di come ogni gesto sia pensato per proteggere vite. E poi le prove pratiche: salire, scendere, attraversare, strisciare, mantenere l’equilibrio. Sempre con qualcuno accanto, pronto a sostenere senza mai sostituirsi.

Il momento più emozionante è arrivato con il giro sulla camionetta, all’interno della caserma, sirena accesa. Un’esperienza breve ma intensa, di quelle che restano addosso. Il suono rimbombava nello stomaco e negli occhi passava quella miscela di entusiasmo e rispetto che nasce quando ci si avvicina a qualcosa di grande.


A colpire più di tutto sono state le persone. Donne e uomini che scelgono di mettersi al servizio degli altri, con una naturalezza disarmante. Senza eroismi esibiti, ma con una presenza solida, concreta, profondamente umana.

Giornate così non hanno bisogno di essere spiegate troppo. Lasciano tracce silenziose: il valore della collaborazione, la fiducia, il senso del prendersi cura. E la consapevolezza che dietro una sirena c’è sempre qualcuno che ha scelto di esserci.

 




giovedì 3 aprile 2025

Tra acqua, colore e nuove parole

 

Sul tavolo c’è un piccolo caos ordinato: fogli umidi, pennelli appoggiati di traverso, vaschette d’acqua colorata e un computer acceso di lato.

L’acquerello ha questo potere: rallenta tutto. Anche chi guarda.

Non è il mio modo preferito di vivere l’apprendimento, attraverso uno schermo. Lo ammetto senza difficoltà. Eppure sarebbe poco onesto ignorare le possibilità che, a volte, si aprono proprio lì.

In questo caso, brevi lezioni in lingua inglese sull’uso dell’acquerello. Poche parole, gesti chiari, immagini che accompagnano. Il linguaggio diventa strumento, non protagonista. Serve per capire come diluire, come aspettare, come lasciare spazio all’acqua senza controllarla troppo.

Intanto succede altro: l’orecchio si abitua a suoni nuovi, le parole smettono di essere “straniere” e iniziano a diventare familiari. Senza sforzo, senza schede, senza l’idea di dover “imparare qualcosa”.

Il bello è tutto lì: nel vedere come il colore trova la sua strada sulla carta, mentre una lingua diversa scorre sullo sfondo, quasi in punta di piedi.
Non c’è un risultato da raggiungere. Solo un tempo abitato bene.

È uno di quei momenti che non fanno rumore, ma lasciano traccia.
E forse, alla fine, è questo che cerco più spesso: occasioni semplici, imperfette, reali.