sabato 17 maggio 2025

Ci vuole orecchio e... tempo per ascoltare

L'arte si può ascoltare?

Alla Galleria d’Italia l’incontro si intitolava “Ci vuole orecchio” e già dal nome prometteva qualcosa di diverso. Non una visita tradizionale, ma una piccola caccia al tesoro fatta di suoni: rumori, musiche, frammenti sonori da riconoscere e collegare alle opere.


Prima ancora dello sguardo, veniva chiamato l’ascolto. Quello attento, lento, curioso.

È sorprendente vedere come il silenzio cambi qualità quando si è davvero in ascolto. I corpi si fermano, le orecchie si tendono, le immagini arrivano dopo, quasi come una conseguenza naturale. Riconoscere un’opera non perché “la si sa”, ma perché qualcosa ha vibrato prima dentro.


Il laboratorio è stato un altro passaggio delicato e potente: musica che scorre, emozioni che emergono, mani che cercano un segno. Un disegno sonoro, fatto di gesti grafici più che di forme corrette. Linee che seguono il ritmo, colori che nascono da una sensazione, non da un’istruzione.


In questi spazi succede una cosa preziosa: si scopre che l’arte non chiede risposte giuste, ma presenza. Che ascoltare è un atto creativo. Che il corpo intero può diventare strumento, orecchio, mano, respiro.

Si esce con meno parole e più risonanze addosso.
E con la sensazione che, ogni tanto, educare lo sguardo passi prima dal saper ascoltare.




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