giovedì 15 maggio 2025

Il Teatro alla Scala di Milano. Tra velluto, musica e meraviglia

 

Entrare alla Scala è come attraversare una soglia invisibile.
Il rumore di fuori resta indietro, e davanti si apre uno spazio che parla sottovoce ma dice moltissimo.

I palchi, uno sopra l’altro, sembrano custodire storie stratificate: voci che hanno cantato, mani che hanno suonato, sguardi che si sono emozionati prima ancora di capire perché. C’è qualcosa che vibra nell’aria, anche quando è tutto fermo. Forse è la memoria della bellezza.


Il museo accompagna con delicatezza: costumi che raccontano epoche, dettagli minuscoli che rivelano quanta cura serva per creare ciò che sul palco dura un attimo. Abiti, spartiti, oggetti… tutto parla di pazienza, di artigianato, di tempo dedicato.

 


Poi lo sguardo si apre sulla sala.

Il velluto rosso, le luci, l’architettura che abbraccia. Non serve spiegare nulla: basta stare. Ascoltare il silenzio che precede la musica, anche se la musica non c’è.

Ci sono luoghi che non chiedono di essere capiti, ma solo attraversati con rispetto.
La Scala è uno di questi.
Un posto che riempie di straordinario senza fare rumore.




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